Tonino Puddu

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APPUNTI SULLA NASCITA DEI CORI POLIFONICI POPOLARI MASCHILI DI SCUOLA NUORESE
di Tonino Puddu

Il canto corale, a Nuoro, ha sempre avuto grandi estimatori e numerosi cultori. Nel 1930, in occasione le Maggio fiorentino, una corale polifonica a voci miste, che faceva parte del complesso denominato Corpo Musicale Filarmonico diretto dal Maestro Giuseppe Rachel (l’autore musicale dell’ormai famosa Non potho reposare) e alla cui preparazione vocale collaborava il Maestro Tomaso Madrigali, organista nella chiesa delle Grazie e docente di musica e canto presso l’Istituto Magistrale di Nuoro, presentò, cantando all’unisono, un brano popolare: "Sa par’historia ‘e Balubirde". Probabilmente fu il primo innesco alla voglia dei nuoresi di cimentarsi in gruppo nel canto popolare, che sicuramente era più coinvolgente che non i brani classici cantati generalmente nelle corali polifoniche.
Oltre, naturalmente, "su tenore" che costituisce un reperto storico ancora intatto e che ha sempre mantenuto, nel tempo, le peculiarità tipiche proprie sia nel modo di condurre la melodia (boche) e l’accompagnamento del coro (mesu boche, contra e bassu) coi tipici bom bim bom, sia, soprattutto nel conservare inalterata l’emissione gutturale delle voci basse (contra e bassu) che si muovono per moto retto ad intervallo di quinta, la matrice fondamentale fu senza dubbio la coralità di ispirazione religiosa (polifoniche e cuncordu), e le palestre nella quali cimentarsi erano principalmente le chiese cittadine. Esistevano le Confraternite ("Sos Crofarjos") che operavano nelle varie chiese (Le Grazie, Santa Maria, Santa Croce…) e si occupavano dei canti liturgici, in latino e in "limba" (nuorese), durante le funzioni religiose, principalmente nei periodi di Avvento e Pasquale. Sono rimaste importanti testimonianze musicali soprattutto sui canti della settimana santa (Miserere, Stabat Mater, Non mi giamedas Maria, ecc.) ma anche altri brani relativi ad altri periodi liturgici o a momenti specifici delle celebrazioni eucaristiche ( Sos pastores, Su rosariu, Perdonu Deus meus, ecc.).
Sull’onda del canto de "Sos crofarjos" alcuni giovani nuoresi, peraltro già appartenenti, per la maggior parte, alle due principali corali polifoniche cittadine (Le Grazie e Santa Maria della neve), e alcuni con trascorsi nelle due bande musicali (La Filarmonica nuorese e la Scuola musicale Perosi, che operavano in città dai primi del 1900, cominciarono a riunirsi in consessi canori per misurarsi con le melodie popolari armonizzate, inizialmente, a due voci, seguendo l’istinto e l’esperienza maturata nelle citate corali. I luoghi deputati a tali primitive riunioni di prove corali maschili erano alcuni angoli della Via Majore (il mai dimenticato androne del Municipio che, nell’occasione, veniva denominato la … Cappella si stona …), e le bettole che costituivano formidabili esempi di aggregazione sociale.
Cominciò così la costruzione, la ricerca e l’arricchimento di un repertorio che finì per acquisire grande valore; ai canti cosiddetti popolari (vedi la prefazione del libro "Cantare la Sardegna" di Tonino Puddu), di "A s’andira", "Aperimi sa janna", "Sa cozzula", "Bobore ficumurisca", "Sa par’historia ‘e Balubirde" già citata, Deus ti salvet Maria, ecc…, se ne aggiunsero altri, talvolta frutto di parodie di brani religiosi (es. Zia Tatana Faragone da Deus ti salvet Maria), ispirati per lo più a fatti e luoghi della vecchia Nuoro, con l’uso di vocaboli ed espressioni veraci che si andavano perdendo nella parlata comune. 
Le prime armonizzazioni corali (sempre a quattro voci: tenore 1°, tenore 2°, baritono (contra) e basso) si basavano su accordi semplici con le parti che procedevano generalmente per moto retto, con poche escursioni in altre tonalità rispetto all’iniziale; i tenori 1° e 2° procedevano a intervalli di terza, i baritoni tenevano la voce fissa sulla quinta (comune agli accordi di tonica e dominante), il basso cantava generalmente in ottava con i tenori 2°. Era quindi, fondamentalmente, un canto monodico armonizzato a quattro voci. Non veniva utilizzata la tecnica del basso, ma il basso, come detto, cantava in ottava; non sul modello della polifonia classica. Tenori primi e secondi (Boche e mesuboche nel "tenore")con ricami melismatici e libere di intrecciarsi, per unirsi alle due voci gravi di baritono e basso (contra e bassu), che vibrano su note per lo più monotòne. (Appoggi e ritardi come risultato non cercato secondo i canoni della polifonia classica).

Altri modelli nuoresi erano: 
Canto a chitarra, la matrice più originale per i futuri famosi brani per serenate (muttos), poi armonizzati per esecuzioni corali a voci pari. La chitarra, diffusa dagli spagnoli nel centro nord Sardegna, non ha mai avuto a Nuoro grandi interpreti come nel Logudoro, Marghine e Planargia, ma il canto, che veniva interpretato con rielaborazione del "re" e del "mi e la" (modi autonomi anche a Nuoro, privati dei virtuosismi e ricami vocali, che spesso appesantivano la fluidità vocale originaria), diventava "a sa nuoresa". D’altra parte Nuoro (Barbagia) apparteneva linguisticamente al Logudoro (Solinas: "…t’amo, t’adoro, terra galana, de Logudoro repubblicana …"). 

Altri tipi di canto monodico: 
"A sa labadorja" (femminile – tipo di muttos)
"S’attittu" (canto funebre" che ha una forte eco nei canti della settimana santa ("Non mi giamedas Maria")
Canto monodico, dunque, alla base del canto in coro

Con la naturale evoluzione della società, con l’affinamento della cultura e della sensibilità musicale, la "concorrenza" con altre formazioni corali che andavano nascendo anche in altre parti della Sardegna, le esigenze di un pubblico sempre più attento e critico che affinava il gusto e si aspettava anche una sorta di evoluzione del canto popolare (Bela Bartòk: -" … la musica popolare è come un bambino, cresce di giorno in giorno …"), i cori nuoresi presero a comporre nuovi brani che, pur tenendo conto delle peculiarità melodiche e armoniche del canto popolare, si evolvono musicalmente in maniera più complessa, dando sfoggio di studio compositivo e valorizzando le voci dei solisti e del coro.
Si fa ricorso, per quanto concerne i testi, a composizioni dei grandi poeti dell’isola (Antonio Giuseppe Solinas, Sebastiano Satta, Peppino Mereu, Antioco Casula, Paolo Mossa, Pasquale Dessanay, Sebastiano Manconi, ecc.) e a nuove proposte dei vari direttori dei cori stessi.
Chi accusò, nel tempo, i cori nuoresi di "alpinofilia" come pedissequa imitazione dei cori alpini, deve rivedere le proprie convinzioni e approfondire la conoscenza dei due modi di comporre, di cantare e, soprattutto non confondere le due sonorità, assolutamente differenti (più leggera, agile e basata principalmente sui toni alti dei tenori che cantano in falsetto, la prima, più "maschia", scura, potente e basata principalmente sui toni medio bassi, la seconda).
Ai gruppi folcloristici e ai cori che sono sorti numerosi dagli anni cinquanta in poi si deve se il patrimonio di musica popolare nuorese non è andato disperso ed ha potuto varcare i confini isolani in occasione di importanti manifestazioni etno-musicali nazionali e internazionali.

Le date fondamentali:
1950 Formazione ufficiale unico coro maschile (diretto da Banneddu Ruiu) forse con la denominazione generica di "Coro di Barbagia". 
1953 Cavalcata sarda a Sassari (1° premio). 
1954-55 Partecipazione al "Campanile d’oro" (trasmissione radiofonica nazionale che vedeva partecipanti di tutte le regioni italiane). Per rappresentare la Sardegna fu formato un gruppo folclorico eterogeneo di cui facevano parte elementi provenienti da Nuoro e da altri centri viciniori (Bitti, Orune, Orgosolo, ecc.). La formazione corale fu genericamente denominata "Coro di Nuoro". 
Tale formazione continuò l’attività fino al 1960 circa. Ci fu poi un periodo di stasi: per motivi di studio, di famiglia e di lavoro dei componenti, il coro cessò la propria attività. 
1963 "Coro di Nuoro", diretto da Gian Paolo Mele 
1965 "Coro Barbagia", diretto da Banneddu Ruiu. 
1973 "Coro Ortobene", diretto da Salvatore Nuvoli, sostituito nel 1976 da Tonino Puddu (co-fondatore del coro). 
Ecc..(Amici del folklore, Canarjos, Su Nugoresu, Grazia Deledda, Nugoro amada) 

 



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